domenica 23 aprile 2017

L'Italia è il paese dei commissari. In Irpinia un commissario è per sempre!




L’Italia è il paese dei commissari. Ci sono quelli sportivi - a cominciare dalla guida della nazionale di calcio -, quelli polizieschi - in auge in questi ultimi anni nella versione televisiva - e quelli di nomina politica. Questi ultimi non solo sono tanti - così numerosi che non si riesce a tenerne il conto o almeno nessuno ci ha mai tentato - ma in qualche caso sono anche “eterni”.

Attraversano i decenni nonostante l’emergenza sia finita da un pezzo.

Perché è soprattutto quando le cose non vanno che scendono in campo i commissari designati dalle istituzioni. Ed è per questo che si definiscono «straordinari». Così è successo dopo l’ultimo terremoto che ha colpito l’alto Lazio, l’Umbria e le Marche e a gestire la ricostruzione è stato chiamato Vasco Errani.

Così accadde quando la terrà tremò il 23 novembre 1980 e rase al suolo l’Irpinia e parte della Basilicata e provocò migliaia di morti. Anche allora si ricorse al commissario, che dopo 36 anni è ancora al suo posto.
Non si tratta della stessa persona - il primo a ricoprire l’incarico fu Giuseppe Zamberletti - ma questo poco conta. Quell’ufficio nato più di tre decenni orsono ha ancora da fare.
Lo conferma il decreto legge milleproroghe (Dl 244/2016), che ha concesso un altro anno al commissario ad acta del terremoto dell’Irpinia per portare a termine il proprio lavoro. E non si tratta dell’unico commissario di lungo corso: c’è anche quello per la galleria Pavoncelli, dal 1998 alle prese con la realizzazione di un’opera idrica che coinvolge le Regioni Campania e Puglia e che deve assicurare il rifornimento d’acqua di quest’ultima.

Il destino dei commissari “veterani” è, infatti, indissolubilmente legato alle continue proroghe. Quello dell’Irpinia ha addirittura intravisto la parola “fine”. Il Governo aveva infatti deciso di farne cessare l’attività il 31 dicembre 2013. Salvo, poi, nella primavera del 2014 ritornare sui propri passi e con il decreto legge 73 del 2014 farlo “risorgere” fino al 31 dicembre 2016. Con lo stesso provvedimento si intervenne anche sulla gestione straordinaria della Galleria Pavoncelli, diluendone il termine da fine 2014 al 31 dicembre 2016. Salvo poi, allungare il destino di entrambi fino al 31 dicembre 2017. Lo straordinario che diventa ordinario.

Eppure, che ci si voglia credere o no, anche il commissario dell’Irpinia ha, dopo tutto questo tempo, ancora qualcosa da fare. Ritardi ingiustificabili, conseguenza della politica declinata come voto di scambio e delle sue collusioni con la criminalità organizzata.

Quelli dell’Irpinia e della galleria Pavoncelli non sono, tuttavia, gli unici commissari a rimanere in attività grazie al milleproroghe. C’è anche il commissario liquidatore dell’Agenzia per lo svolgimento dei Giochi olimpici di Torino 2006, che avrebbe dovuto terminare l’incarico agli inizi del 2011, e invece se ne riparlerà nel dicembre prossimo. Altrettanto dicasi per l’Unità tecnico-amministrativa legata alla gestione commissariale dell’emergenza rifiuti in Campania, alla quale è stato concesso un altro anno. Anche al direttore generale del Grande progetto Pompei (anche questo una sorta di commissario) è stato accordato un anno in più per confluire nella soprintendenza di Pompei. Accadrà a partire dal 1° gennaio 2018 e quello sarà il segnale di un ritorno alla gestione ordinaria. Il commissario dell’Irpinia insegna, però, che per chiudere lo “straordinario” c’è sempre tempo.



Emergenza e commissari straordinari sono dogmi della cultura politica piddina. I montoresi lo sanno bene date le numerose invocazioni a tali figure volte a nascondere il fallimento di un'intera classe politica. 



Nessun commento:

Posta un commento